La drammatica lettera dell’ex Milan Visin, suicida a 20 anni

La Primavera del Milan festeggia un gol
Giacomo Olzer e Milan Primavera (Getty Images)

Seid Visin si è suicidato all’età di vent’anni a Nocera Inferiore, l’edizione odierna del Corriere della Sera riporta una lettera in cui il ragazzo racconta il suo dramma.

Da ragazzino Seid incantava i campi della Campania, giocava nella scuola calcio Azzurri di Torre Annunziata. La sua velocità colpiva gli osservatori, alla fine la spunta il Milan anche in virtù del lavoro di Enzo e Mino Raiola, molto vicini a questa realtà di calcio giovanile operante dalle parti del Parco Carolina a Torre Annunziata.

Visin al Milan condivide anche la stanza con Gigio Donnarumma ma la sua esperienza dura poco, torna in Campania e va al Benevento nella categoria Under 17.

Nel calcio uno su mille ce la fa e Seid fa altre scelte, percorsi diversi fino al dramma di qualche giorno fa.

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Seid Visin con Enzo Raiola
Seid Visin con Vincenzo Raiola

La drammatica lettera di Seid e il problema razzismo

Seid ha lasciato questa lettera scritta un po’ di tempo fa che racconta il suo dramma interiore. “Sono stato adottato da piccolo e mi ricordo che tutti mi amavano, tutti si rivolgevano con gioia, spirito e curiosità. Sembra che si sia capovolto tutto, ho dovuto lasciare un lavoro perchè le persone anziane si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non mi sentissi già abbastanza a disagio, in molti m’accusavano del motivo per cui molti giovani italiani non trovavano lavoro”.

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La percezione sociale all’esterno ha modificato anche il suo punto di vista, il modo con cui Seid si relazionava al contesto: “Dentro di me è cambiato qualcosa, è come se mi vergognassi di essere nero. Facevo anche battute di pessimo gusto sugli immigrati per dimostrare che non ero uno di loro. Ma era paura per l’odio che vedevo negli occhi degli altri verso gli immigrati. Non voglio elemosinare commiserazione e pena ma solo ricordare a me stesso che il disagio che sto vivendo è soltanto una goccia rispetto all’oceano di sofferenza provata da chi magari preferisce morire anzichè condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita solo per annusare quella che noi chiamiamo la vita”.

Una storia drammatica, straziante che ci ricorda quanto c’è ancora da combattere contro il razzismo e le dichiarazioni non solo nel calcio ma nella nostra società.