Perchè l’Europeo ha un rapporto complesso con la costruzione dal basso

Sallai porta palla Ungheria Francia
Sallai Ungheria Francia (Getty Images)

La costruzione dal basso è uno dei termini più abusati nell’analisi del nostro calcio. All’Europeo se ne vede poca, a tratti alterni, proviamo a capire il perchè.

Il gol di Locatelli alla Svizzera è uno dei più belli dell’Europeo, un’opera d’arte che premia l’armonia dei concetti di gioco. Premia la costruzione dal basso, quella che gli analisti da slogan riducono al male del calcio, all’industria di errori che generano i gol degli avversari.

L’azione che porta all’inserimento perfetto di Locatelli è un unicum in quest’Europeo, in poche partite si è vista la costruzione dal basso sviluppata con metodi canonici, cioè attraverso il giro-palla tra i difensori o la “salida lavolpiana” con il vertice basso.

Perchè? La causa va individuata nell’atteggiamento degli avversari. La stagione della pandemia ha prosciugato le energie, si ha paura di fare il pressing ultraoffensivo che stimola la costruzione dal basso per aprire gli spazi alle spalle della prima linea di pressione.

Griezmann e Dembelè esultano
Griezmann (Getty Images)

L’intensa occupazione degli spazi delle “piccole” e il gol della Francia all’Ungheria

È un Europeo emotivo, in cui le grandi fanno fatica ad alzare il ritmo e le piccole hanno individuato una strada: occupare il campo con grande intensità difensiva.

Sono poche le squadre che tentano la pressione ultraoffensiva, basta una corsa sbagliata, un movimento in ritardo per aprire le praterie. Le “piccole” temono di dover poi scappare dietro consumando ancora più energie dopo una stagione massacrante, con il caldo delle gare pomeridiane a rappresentare un’aggravante.

L’ha fatto la Svezia contro la Spagna rischiando di vincere con le ripartenze di Isak, la Scozia contro l’Inghilterra, l’Ungheria contro la Francia. Il ct Marco Rossi ha preparato così bene la gara che la Francia nella ripresa ha dovuto “strappare” rispetto alla propria proposta di calcio.

LEGGI ANCHE >>> Juve, l’Europeo parla chiaro: per la rinascita citofonare Raiola

I campioni di una rosa da 900 milioni hanno dovuto affidarsi agli uno contro uno di Mbappè e Dembelè e hanno pareggiato con un’azione nata da un rinvio di Lloris letto male dalla difesa ungherese.

Ci sono ovviamente delle eccezioni: la Danimarca per un tempo ha fatto il Belgio conquistando il dominio del campo.

La partita è cambiata con De Bruyne, che ha proposto anche in questo caso una soluzione diversa rispetto alla classica costruzione dal basso: palla tra le linee a tagliare il campo e il talento del Manchester City a lavorare da regista avanzato.

Locatelli e Insigne esultano contro la Svizzera
Manuel Locatelli (Getty Images)

Europeo, L’eccezione di Svizzera e Polonia, l’Italia e la via maestra del gioco

L’eccezione conferma la regola, ci insegna la cultura popolare. Nel rapporto complesso tra l’Europeo e la costruzione dal basso c’è un’altra via, l’hanno seguita Petkovic per la Svizzera e Paulo Sousa per la Polonia.

Gunes contro l’Italia ha snaturato la Turchia con Yazici a pressare Jorginho, Calhanoglu snaturato sulla fascia sinistra, con Tufan a rinculare quando lmmobile si proponeva come riferimento e la linea difensiva molto bassa.

Petkovic ha fatto l’opposto, proponendo pressing alto e cambi di gioco alla ricerca dell’ampiezza quando riusciva a conquistare palla e, infatti, la Svizzeria ha creato almeno qualche pensiero alla nostra Nazionale.

L’Italia ha il merito di aver sconfitto entrambe le strategie con grande autorevolezza, valorizzando con la Svizzera proprio la costruzione dal basso.

LEGGI ANCHE >>> La Spagna delude ancora: Lewandowski risponde a Morata

La Spagna di Luis Enrique è dentro i principi storici del culto del possesso palla, ama il palleggio, la Svezia si è abbassata, ha compattato le linee e chiuso gli spazi. La Polonia, fino a quando ce la faceva, ha scelto il pressing alto per non portarsi gli avversari dentro la propria area di rigore e cercare di far male con il recupero palla.

L’Italia ha scelto la via maestra, finora è l’unica Nazionale che gioca a memoria, sviluppa idee di calcio come se fosse un club che ha il privilegio di sperimentare tutti i giorni. L’identità di gioco abbassa anche il livello della fatica, gli insegnamenti vengono dalla serie A. C’è un po’ di Sassuolo di De Zerbi in questa Nazionale con le combinazioni Locatelli-Berardi, la ricerca costante del terzo uomo, l’educazione alla costruzione dal basso.

Il Sassuolo nell’ultima stagione è prima nella classifica del possesso palla, soltanto quindicesima in quella dei chilometri percorsi. Lo diceva Liedholm: “Fate correre il pallone, non suda”.