L’avvocato del Napoli smaschera PSG e City: “Così aggirano le norme”

Manchester City PSG
Neymar (Getty Images)

Il calciomercato dei ricchi ormai è sempre più prepotente: Mattia Grassani, avvocato del Napoli, parla perciò dei casi di PSG e City.

Il legale del Napoli, Mattia Grassani, dice la sua riguardo il Fair Play finanziario e il calciomercato ‘dei ricchi’ di questa sessione estiva. E non solo. Il mercato è stato già in precedenza e continua tutt’ora a essere sostanzialmente dominato da pochi club, tra cui soprattutto: PSG, Manchester City, Manchester United e Chelsea. Le società del resto del mondo calcistico sono sostanzialmente ferme a causa, soprattutto, della crisi economica dovuta alla pandemia da Covid-19.

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PSG Al-Khelaifi Messi
Al-Khelaifi e Lionel Messi (Getty Images)

PSG, City, Chelsea nel mirino del mondo del calcio: come possono ancora investire cifre faraoniche?

Negli ultimi giorni un’operazione ha destato particolare scalpore: quella dell’arrivo di Messi al PSG, dove riceverà un ingaggio di 35 milioni di euro a stagione. Ma non si devono dimenticare la trattativa per Grealish, acquistato dal Manchester City per 100 milioni di sterline, e per Lukaku, da cui l’Inter ha guadagnato 115 milioni di euro.

Intervistato da CalcioToday.it, Mattia Grassani ha perciò fatto chiarezza sulla questione del Fair Play finanziario e su come questi club possano (ancora) offrire cifre così tanto elevate. Ha infatti dichiarato: “L’impressione è che la UEFA si sia convinta ad adottare un approccio più morbido. Inoltre, le proprietà di questi club rappresentano super potenze della finanza planetaria. Spesso hanno rapporti consolidati e significativi con stati sovrani, che hanno aiutato ad individuare escamotage per aggirare le norme del FFP“.

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“Il Fair Play va rivisto – continua Grassani – perché l’allentamento delle maglie del FFP rappresenterebbe una sconfitta, ma per varie ragioni penso che si vada in questa direzione. I casi di cui stiamo discutendo, che hanno evidenziato evidenti falle nel sistema, dovranno condurre necessariamente la UEFA a ripensare le regole del Financial Fair Play“.