Niente più membri permanenti: ecco la nuova Superlega, guerra alla UEFA

Bandiera Uefa
Bandiera Uefa (Getty Images)

I club promotori non mollano la Superlega e rilanciano con una nuova lettera d’intenti che presenta anche un attacco a Uefa e Psg

Altro che pace, nessuno stop: la Superlega è viva ed è pronta ad andare alla ‘guerra’ contro la Uefa. Ne è dimostrazione un documento dei promotori che svela come si è pronti a dare via alla Superlega 2.0. Qualcosa di diverso dal progetto naufragato nei mesi scorsi ma che ha fondamentalmente un punto in comune: il calcio così come è pensato oggi, soprattutto dalla Uefa, non funziona più.

‘Marca’ rivela un documento in cui i club promotori rilanciano il progetto Superlega dopo che quello dello scorso aprile “è stato manifestamente frainteso” Un progetto che parte da un punto cardine che sgombra il campo da una delle principali accuse rivolte ai fondatori: non ci saranno più membri permanenti. Il nuovo progetto, infatti, prevede dieci punti chiave tra i quali è presente anche l’eliminazione del concetto di membri permanenti con il torneo aperto a nuovi club in base al merito sportivo.

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Palloni Champions
Palloni Champions (Getty Images)

Superlega, il nuovo progetto con attacco alla Uefa

Nel documento non mancano attacchi alla Uefa definita “sedicente regolatore delle competizioni calcistiche in Europa”. Quella che organizza una Champions League che dopo trent’anni senza essere cambiata “è diventata rigida e noiosa”.

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Ma l’attacco forse più pesante alla Uefa è in relazione agli “stretti legami con alcuni proprietari di club che provengono da Stati non membri che sono sponsor di determinate competizioni e club, nonché acquirenti dei diritti audiovisivi per i tornei gestiti dalla UEFA e che fanno parte del loro comitato durante la stagione”. Il riferimento abbastanza chiaro è al Paris Saint-Germain e al presidente Al-Khelaifi che è anche il presidente dell’ECA. Nei 10 punti del progetto Superlega si fa riferimento anche alla mancanza di partite di alto livello e alla impossibilità da parte di grandi città europee di stati più piccoli di poter competere nell’attuale organizzazione Uefa.