McTominay e l’attesa di lavorare con Allegri: il nuovo capitolo del centrocampista scozzese al Napoli

Un aereo che atterra sul Golfo, un ragazzo alto che scende con passo calmo, e una città che fiuta la novità: per Scott McTominay si apre una pagina diversa. Archiviata l’eliminazione dal Mondiale, la testa va a Napoli, al lavoro quotidiano, e a un allenatore che chiede ordine e coraggio: Massimiliano Allegri.

C’è attesa. C’è anche prudenza. Al momento non ci sono comunicati che fissino ogni dettaglio nero su bianco. Ma il quadro è chiaro: il centrocampista scozzese vuole giocarsi il nuovo capitolo al Napoli e non vede l’ora di mettersi sotto con il nuovo tecnico. È una spinta semplice, quasi elementare: lavorare bene, migliorare, incidere. In uno stadio che non perdona e che, se ti adotta, non ti molla più.

La città fiuta subito un profilo così. Alto 1,93, passo lungo, carattere schietto. McTominay non è l’esteta che seduce con la veronica; è il giocatore che dà ritmo, che si butta dentro, che occupa l’area al momento giusto. Nelle qualificazioni a Euro 2024 ha segnato 7 gol: un dato che racconta un talento nell’attacco dello spazio, non un dettaglio sporadico. In Inghilterra lo hanno visto crescere tra ordine e inserimenti, tra fisicità e senso del gol. È un mix che in Serie A trova un habitat competitivo.

Cosa può nascere tra McTominay e Allegri

Qui sta il nodo interessante. Allegri cerca equilibrio. Ama un centrocampo che protegge e riparte, che non perde linee, che attacca con pochi tocchi. Con lui, a Torino, mezzali come Matuidi o Khedira hanno fatto la differenza senza fuochi d’artificio: letture pulite, tempi giusti, diagonali, attacchi al secondo palo. McTominay entra bene in questo vocabolario. Può fare la mezzala che si alza tra le linee. Può chiudere da mediano di posizione quando serve. Può diventare “terzo uomo” sulle palle inattive, dove il Napoli ha margine per tornare incisivo.

Immaginiamolo così: Lobotka (se resterà) a legare corto, una mezzala di regia a cucire, e McTominay a strappare metri. Poche consegne, ma chiare: tempi di pressione coordinati, copertura dell’half-space, presenza in area sui cross tagliati. Allegri chiede semplicità verticale. McTominay ama la semplicità verticale. È una frizione che può generare scintille buone.

Un Napoli che cambia pelle

La squadra viene da stagioni altalenanti. Ha bisogno di muscoli dove prima c’era solo velluto. Non per abiurare l’idea, ma per aggiungere piani di gioco. Con Allegri, la squadra potrebbe abbassare il volume del palleggio sterile e alzare quello dell’efficacia. Meno ricamo, più sostanza. In questo quadro, uno come McTominay aiuta anche a gestire i momenti bassi: quando soffri, tenerla semplice è già tanto. Quando riparti, avere uno che corre in verticale è tutto.

C’è poi un punto emotivo. Napoli non ti chiede di essere un artista. Ti chiede di essere vero. Sudore, postura, continuità. E una cosa l’ha già mostrata: nel caos sa stare dritto. È la dote più sottovalutata in un campionato che premia chi non perde la testa nelle partite sporche.

Sullo sfondo, il Stadio Diego Armando Maradona. Un prato che giudica con un colpo d’occhio. La prima volta che McTominay arriverà sotto la curva, basterà un contrasto vinto, una scivolata pulita, un pressing portato con tempismo. Il resto verrà. E, magari, un gol dei suoi, da mezzala che entra, senza annunciarsi, tra difensore e terzino.

Il calcio vive di incontri giusti al momento giusto. Questo lo è? Lo diranno 90 minuti alla volta. Intanto, il rumore di fondo cresce. E tu, che idea ti fai guardando quel corridoio centrale vuoto e l’ombra lunga di McTominay che lo prende tutto in tre passi?