“Violenza inaudita” a Verona, presentatore picchiato per la vittoria dell’Inter

Tifosi Verona
Tifosi Verona-Inter (Getty Images)

Il ritorno dei tifosi allo stadio, purtroppo, vuol dire anche questo: il presentatore è stato picchiato a Verona dopo la vittoria dell’Inter.

La gioia di rivedere uno stadio con i tifosi sugli spalti è tanta. Così come i sostenitori delle varie squadre di Serie A sono contenti di ciò e hanno sperato fortemente che ciò accadesse di nuovo per la stagione 2021/2022. La partita giocata nella serata di venerdì, 27 agosto, a Verona ha visto la vittoria dell’Inter per 1-3. Nulla hanno potuto gli uomini di Di Francesco di fronte alla squadra di Simone Inzaghi.

Il ritorno dei tifosi, però, in questo caso, così com’è accaduto anche tante altre volte, ha significato anche assistere a un ritorno della violenza, inutile e provocatoria di alcuni individui. Lo sa bene Fabrizio Nonis, giornalista e conduttore televisivo, sia per la Rai sia per Mediaset, che nel post partita dei nerazzurri ha subito un aggressione appena uscito dal Bentegodi.

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Tifosi Verona
Tifosi Verona-Inter (Getty Images)

Fabrizio Novis racconta la brutta esperienza vissuta dopo la vittoria dell’Inter a Verona

Fabrizio Novis e suo figlio Simone di 22 anni hanno, infatti, subito un’aggressione a seguito della vittoria che l’Inter ha ottenuto a Verona. Alcuni Ultrà dell’Hellas, fuori da un bar, hanno dato vita a 15 minuti di terrore e di violenza inaudita. Così ha parlato lo stesso Novis al Corriere Veneto: “Sono stati dieci, quindici minuti di una violenza inaudita. Siamo usciti dallo stadio contenti e felici per aver visto una bella partita. Era da due anni che non andavamo allo stadio. Appena usciti, abbiamo visto che c’era all’angolo un bar dove ci saranno state centinaia di persone, che discutevano della partita e bevevano”.

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“Ho immaginato – continua la vittima – che fosse un luogo di ritrovo degli ultrà dell’Hellas e ho preferito dire a mio figlio Simone di fare un giro più largo. Premetto che quando andiamo allo stadio non portiamo mai bandiere, sciarpe ed evitiamo abiti che possano richiamare i colori sociali delle squadre in campo. Eravamo a meno di 300 metri dall’auto, quando ho visto che un gruppetto di sei, sette persone, si è staccato dal pubblico del bar e ha cominciato a seguirci“.

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Ha infine concluso dicendo: “‘Che squadra tifate?’ mi ha chiesto un energumeno. Ho detto che non tifavo per nessuna squadra, ma lui mi ha incalzato e allora ho detto che avevo simpatie per l’Udinese. Non ho fatto in tempo a pronunciare il nome della squadra friulana che mi sono trovato a terra. Che cosa fate?’, ha urlato mio figlio. E via una sberla anche a lui, finito a terra come me. Hanno cominciato uno dopo l’altro a darci calci. Ai fianchi, alle gambe, al volto. Sono stati dieci, quindici minuti di terrore. Al Bentegodi non torneremo mai più“.