Il ricordo di Bulgarelli, i rebus di Buffon: alcune curiosità della 7′ di ritorno.

di Franco Avanzini
Bulgarelli: il 12 febbraio 2009 è una data che i tifosi del Bologna non dimenticheranno mai. E’ il giorno in cui la mitica bandiera della squadra felsinea salutava tutti passando ad altra vita. Bene, i supporter della squadra di Malesani hanno deciso di ricordarlo nel migliore dei modi. Con tante bandiere ed un motto molto rappresentativo: ‘una bandiera per una bandiera’. Dall’Ara quindi pavesato da migliaia di colori rossoblù.
Buffon: prendere un gol quasi certo o saltare ottanta minuti di partita facendosi espellere? Il portiere della Nazionale ha scelto la seconda soluzione e su Di Michele, lanciato a rete, si è immolato per mantenere lo 0 a 0 di inizio gara. Una decisione che non tutti potranno capire. Attendere l’attaccante pugliese in area di rigore sarebbe equivalso quasi certamente ad un tentativo a rete del piccolo ex torinista con una buona percentuale di possibilità di segnare. Quindi ha deciso, non senza arrabbiarsi coi suoi compagni di reparto, di toccare la sfera con le mani fuori area e quindi farsi espellere.
Prati: normalmente dovrebbero essere verdi, lindi e profumati di erba. A Genova invece è grigio, pieno di buche e colorato di verde manualmente. Lo stadio Ferraris, da quando, negli anni 90, ha cambiato struttura per i Mondiali è peggiorato anno dopo anno. E pensare che una volta il prato, allora verde, del Marassi era il migliore d’Italia, non fosse altro che per quella forma a gobba d’asino che lo rendevano unico nel suo genere.
Errori: quando le grandi protestano ottengono. Così dopo la rete in fuorigioco di Ranocchia, la Milano rossonera si è lamentata per l’errore arbitrale e subito è stata ricompensata. Robinho colpisce la palla con la mano prima di segnare al Chievo e la quaterna arbitrale decide di mettersi entrambe le mani sugli occhi per non vedere l’irregolarità. Così pari e patta tra Milan ed Inter.
Maglia: ad un certo punto della gara contro il Bari, esattamente al 33’ della ripresa, un giocatore della Lazio, Radu torna in campo con la casacca senza numero, nome, né scudetti. Raramente capita una cosa del genere. Semplicemente, al giocatore avevano strappato la maglia ’titolare’ e così ne ha messa una al contrario. Il regolamento lo permette solo nel caso che l’arbitro riconosca il giocatore stesso.

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