L’EDITORIALE: ITALIA, Mondiali Brasile 2014. L’analisi di un fallimento totale!

L'EDITORIALE L’EDITORIALE ITALIA, MONDIALI- Si ritorna a casa. C’eravamo illusi dopo il match di apertura contro l’Inghilterra. Avevamo deriso la Spagna, pensavamo di aver la strada in discesa contro Costa Rica e Uruguay. Il calcio non guarda in faccia nessuno. Non esistono partite scontante, specie in un Mondiale. E’ mancata la concentrazione, sono mancate tante cose. Agli azzurri va fatto comunque un applauso per averci provato in ogni modo, anche se obiettivamente si poteva fare di più.

Partiamo dalle convocazioni. Inutile puntare il dito contro Cesare Prandelli. Le convocazioni sono fondamentalmente giuste. Forse è mancata un po’ di fantasia e di corsa, ma è impossibile pensare che tutto questo l’avrebbe potuto dare Giuseppe Rossi. Tuttavia, viste le caratteristiche atipiche da prime punte di Balotelli e Immobile, si poteva puntare su una vera prima punta, Luca Toni e Gilardino docet. Forse, nel match di ieri pomeriggio, proprio una prima punta avrebbe permesso alla squadra di rifiatare un po’ e di non farsi avvolgere dall’assedio totale degli uruguaiani.

Detto questo inutile nascondere alcuni errori tecnico-tattici di Prandelli. Un centrocampo a cinque forse stra-valutato dopo la bella prova contro l’Inghilterra. Un incomprensibile turnover contro il Costa Rica, come se fossimo già qualificati e ci stessimo giocando un match amichevole. Fuori Verratti, forse unico giocatore imprescindibile di questa Nazionale e di quella del futuro. Parliamo di un giocatore che, con ogni probabilità, sarebbe rimasto a casa se Montolivo non si fosse infortunato. Ieri bastava un pareggio. Forse è stato questo il male. Lo stesso Prandelli, a poche ore dall’inizio del match disse: “ Se giochi per pareggiare, finisce che perdi”. Fine primo tempo, fuori Balotelli, dentro Parolo. Perchè questa mossa palesemente rinunciataria? Manca ancora un tempo, non puoi già pensare al pareggio, non si può, specie se ti chiami Italia. Poi alcune decisioni dell’arbitro hanno fatto il resto. Bastava un po’ di coraggio. Bastava giocarsi la partita a viso aperto per vincerla, non per pareggiarla. Inutile parlarne ora.

Ultimo aspetto negativo di questa squadra, forse quello decisivo, è l’assenza di un gruppo, l’assenza di un legame solido e compatto tra tutti i 23 giocatori. La dimostrazione l’abbiamo avuta ieri sera, quando Buffon e De Rossi, senza molti giri di parole, hanno accusato Balotelli di recitare il ruolo da figurina e non quello di vero uomo. Come se non stessero aspettando altro, per intenderci.  Lo stesso Prandelli ha annunciato le sue dimissioni per motivi di carattere tecnico, e lui stesso ha affermato che il suo fallimento è stato quello di puntare su Mario Balotelli. Il calcio è uno sport di squadra, i problemi si risolvono dentro lo spogliatoio. Se un gruppo è compatto, i problemi si risolvono in casa, qualsiasi problema esso sia. In caso contrario, non si aspetta altro che mettere in piazza le potenziali problematiche, così come è effettivamente accaduto.

Nel calcio non vince sempre il più forte, specie in un Mondiale. Il gruppo spesso può far la differenza. L’esempio lampante è il nostro successo nel 2006. Ora voltiamo pagina, ma sempre e comunque forza azzurri!